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PROGETTO DI INGEGNERIA NATURALE E DELLE RISORSE RINNOVABILI

Durante la mattinata del 15 ottobre 2019 accompagnati dai prof. Medici Danilo, Spadaccini Daniele, Maicol Sacchetti, Restivo Gabriele, 51 studenti dell’Istituto, delle classi 5A e 5C corso Tecnico Agrario degli indirizzi “gestione ambiente e territorioe “produzione e trasformazione”, si sono recati in visita ad un sito di riqualificazione del territorio e prevenzione del dissesto idrogeologico nel comune di Baiso; per poi continuare nel pomeriggio con la visita alla centrale idroelettrica del comunque di Castellarano.

Lavorazioni per ripristinare l’ambiente deturpato dalla costruzione del metanodotto:
Sul luogo siamo stati accolti dal perito agrario Marco Fontanesi, libero professionista che ha partecipato al progetto e ai lavori di riqualificazione ambientale per la posa di un metanodotto tra il 1984 e il 1986.

1 passaggio: pianificazione
È stato fatto un lavoro preliminare per scegliere vari tracciati predisposti in modo tale da avere un minore impatto ambientale

2 passaggio : come fare i ripristini ambientali
È stata fatta una reintegrazione paesaggistica.
Fattori limitanti: non c’è un terreno agrario ma rocce sciolte (terreno argilloso) che non hanno avuto una evoluzione pedologica.
È stato necessario cambiare l’approccio adottando il criterio della successione ecologia ovvero seguendo il corso naturale ambientale;
data l’esigenza di velocizzare i tempi si è ricordi all’uso di lavorazioni agronomiche come concime ammendante, uso di piante pioniere oppure uso di leguminose e graminacee di tipo pedogenizzante . L’inserimento mirato di alcuni arbusti e l’uso della tecnica del sovescio hanno aiutato a preparare il terreno ed accelerare il processo di miglioramento. Tutto doveva essere sistemato nel giro di tre anni. Ci sono ancora alcuni segni che si possono notare che indicano e evidenziano gli interventi fatti all’epoca. Un altro concetto fondamentale che al tempo è stato preso in considerazione, è quello di evitare il più possibile con il passare del tempo la manutenzione.


Svolgimento dei lavori per il ripristino dell’area.

1984/85/86
Le lavorazioni venivano fatte con macchinari molto semplici; richiedevano molta manualità.
Sono state applicate delle fascine orizzontali a creare quasi degli scalini sotto terra così da far attecchire la pianta e evitare che il terreno frani. Dal terreno dipende anche la distanza delle fascine, se il terreno è drenante (e quindi con una buona capacità di campo) posso tenerle a distanza più elevata. Viceversa se il terreno è argilloso, è soggetto a frane quindi le fascine devono essere messe più vicine tra loro. Il terreno è stato ricoperto con del compost vegetale.
Le graticciate sono state messe in profondità che variano da 70 a 120 cm a seconda del tipo di terreno; solitamente vengono utilizzati i salici lungo le graticciate per formare delle vere e proprie barriere verdi.
Non essendo il salice adatto all’ambiente montano, la sua unica azione è stata quella meccanica, cosa che non accade in pianura dove costituiscono la vegetazione.
Nella zona sono state messe a dimora le piante figlie di quelle presenti già nell’areale in questione.

Sulla base del clima di un determinato territorio si ottiene una VEGETAZIONE POTENZIALE a cui si contrappone il concetto di vegetazione REALE, quest’ultima tende al climax, ovvero che si rinnova, ma non evolverà più;
una serie di passaggi seriali fanno si che dalle piante pioniere si vada verso le intermedie fino ad arrivare al climax.||
** PARACLIMAX : a causa di fattori limitanti il terreno non permetterà l’evoluzione della vegetazione, la quale si fermerà invece, ad un livello intermedio.

Gli ambienti semplificati dall’uomo sono quelli in cui si ha perdita di biodiversità, poiché le alterazioni apportate sono tali per cui si ha una diminuzione; avremo quindi tantissimi individui ma poche specie.
Gli ambienti più indisturbati solo quindi quelli più ricchi di biodiversità—> fasce delle zone tropicali.

Successivamente alla visita siamo stati accolti dal Sindaco di Baiso geom. Fabrizio Corti che insieme a Marco Fontanesi ha illustrato le caratteristiche del territorio.



Centrale idroelettrica:

Con l’ingegner Ivan Casoli abbiamo conosciuto la Centrale Idroelettrica a Castellarano

Si tratta di un impianto a impatto zero, realizzato sottoterra e che produce energia pulita.
Funzionamento:
L’acqua viene prelevata dall’invaso a monte della traversa, viene filtrata, intubata e, sfruttando un dislivello di dieci metri, viene convogliata verso due grandi turbine che producono l’energia: l’acqua torna poi nel fiume a valle dello sbarramento.
All’interno del sistema i materiali inerti come alberi e sabbia devono essere recuperati, smaltiti o depositati altrove, in modo tale che non finiscano dentro la macchina.
L’acqua viene portata all’interno del dissabbiatore, in cui il materiale sedimenta sul fondo dove è presente una griglia capace di trattenere i corpi galleggianti che poi vengono portati a valle.
Vi è inoltre una vasca con funzione di accumulo a scopo irriguo profonda 7m e larga 20, che è stata progettata per essere il più possibile mitigata con l’ambiente (metà dell’acqua viene distribuita nel territorio modenese, mentre l’altra metà nel territorio reggiano).
Quando c’è molto materiale trasportato le griglie si tappano completamente quindi ci sono dei sensori che misurano i livelli tra monte e valle e quando questo livello è troppo alto parte lo sgrigliatore.
Le condotte sono tutte fatte con calcestruzzo gettato in opera (perché in resina o prefabbricato era troppo costosa). A seguito dello sgrigliatore c’è la condotta forzata che porta l’acqua in centrale e trasforma l’energia potenziale in energia cinetica, la macchina comincia a ruotare e le viene collegato un alternatore; si forma così l’energia elettrica, che viene poi direttamente immessa in rete enel (porta la corrente nel reggiano).
Questa centrale è in grado di produrre 6 milioni di kilowatt in un’ora.
Il costo di tutto l’impianto è recuperabile nel giro di 10 anni.

ALESSIA ALEOTTI, CHIARA BONDAVALLI, ERIKA BOCCHI 5^A

 

 

 

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